Dall’inseminazione al parto – Capire meglio la prolificità

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Dall’inseminazione al parto – Capire meglio la prolificità

Il numero di suinetti nati è il risultato dell’ovulazione, fecondazione e sopravvivenza all’interno dell’utero. La qualità del seme suino e le tecniche di fecondazione sono attualmente così sviluppate che virtualmente tutti gli ovociti rilasciati si possono considerare ovociti fecondati che andranno incontro ai processi di divisione cellulare.

 

Fase 1

Mentre si trova ancora in fase di divisione interna, gli ovuli fecondati si trovano a fluttuare nell’utero che raggiungono il secondo giorno successivo al processo fecondativo. Il nutrimento in questa fase è garantito dal sacco vitellino.

Fase 2

Dopo il processo detto “hatching” che porta alla rottura della membrana pellucida, una settimana dopo la fecondazione, i giovani embrioni ancora parecchio fragili e deboli devono assorbire le sostanze nutritive dalle ghiandole presenti sulle pareti uterine, le quali producono il cosiddetto latte uterino. Dal 10° giorno di gestazione inizia poi il processo che porta gli embrioni a diffondersi all’interno delle corna uterine.

Fase 3

Da questo momento in avanti, inizia il processo di elongazione  in cui la blastocisti (questo è il suo nome tecnico prima di poter parlare di embrione), rimane vagante nello spazio endometriale e, in seguito ad una fase di sviluppo tumultuoso, arriverà nell’arco di 36 ore circa a misurare 80-100 cm. Ogni blastocisti inizia a prendere contatto con le pareti dell’utero, senza peraltro entrare in conflitto con gli embrioni vicini. Ogni “filamento” che si attacca alla parete dell’utero ha una superficie enorme se si fa il paragone con l’ingombro che sarà dato dal futuro suinetto. Ovviamente questa fase è fondamentale in quanto attraverso il contatto con le pareti dell’utero la blastocisti viene nutrita ed inoltre, altrettanto importante viene dato il segnale ormonale di gravidanza che se fornito da almeno 4-5 embrioni previene la successiva venuta in calore della scrofa a distanza di 21 giorni dalla fecondazione.

Fase 4

Sin dall’inizio ogni unità embrionale comincia a formare una propria placenta. Questa fase corrisponde con il momento dell’annidamento della gravidanza che dura fino a circa 35 giorni dalla fecondazione quando la costituzione della placenta è completata. E’ stato dimostrato che la composizione del latte uterino è differente per ogni giorno di gravidanza e che il segnale che viene dagli embrioni in stadio più avanzato assicura che le loro necessità siano soddisfatte.

In compenso gli embrioni meno avanzati (da ovociti rilasciati tardivamente o con tasso di accrescimento inferiore) potrebbero soffrire di questa situazione e probabilmente moriranno.

Talvolta il numero degli ovociti rilasciati può essere talmente elevato, in qualche caso ne sono stati contati più di 40, che l’annidamento alle pareti uterine può risultare problematico proprio per carenza di spazio. E’ facile comprendere che il sovraffollamento che può risultare da situazioni in cui sono presenti troppi embrioni rispetto alla lunghezza funzionale delle corna uterine, possa portare ad un apporto di sostanze nutritive inadeguato. In tali casi facilmente si va incontro a mortalità embrionali precoci.

Gli embrioni che giungono a morte prima che ci sia stata la calcificazione dello scheletro (prima dei 35 giorni di gestazione) saranno riassorbiti completamente e pertanto non risulteranno in suinetti nati morti. Nei casi in cui vengano partoriti pochi suinetti si potranno sospettare perdite di embrioni prima che la mineralizzazione dello scheletro sia avvenuta.

Fase 5

L’inizio del parto è regolato da segnali mandati dagli ormoni dello stress messi in circolo dai suinetti. In caso di utero densamente popolato il livello di stress è maggiore ed il risultato potrebbe essere l’anticipo del parto con la conseguenza di avere covate con alto numero di nati ed il rischio che i suinetti siano deboli e immaturi. Una covata di suini completamente sviluppata ma nella quale la maggior parte sono morti non stimolerà l’inizio del parto. Solitamente, una figliata normale in termini numerici viene partorita 114-115 giorni dopo l’ovulazione.

Fase 6

A differenza di altre specie, nel suino la placenta non ha un legame così stretto tale da consentire il trasferimento dell’immunità dalla  madre ai feti. Questo comporta che alla nascita il suinetto ha necessità di accedere al colostro, il latte del primo giorno, per ricevere quella che viene chiamata immunità passiva.

Ma soprattutto, i suinetti hanno necessità anche di una fonte energetica supplementare e al tempo stesso di protezione nei confronti delle basse temperature a cui sono esposti rispetto al caldo dell’ambiente uterino in cui si trovavano.